Mantenimento più alto a carico del coniuge che occupa la casa familiare in comproprietà - Studio Legale Anerdi
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Mantenimento più alto a carico del coniuge che occupa la casa familiare in comproprietà

casaIn materia di separazione personale, ove i coniugi siano comproprietari dell’immobile destinato a casa familiare durante la convivenza, il giudice ben può porre a carico del coniuge titolare di maggior reddito che occupi detto immobile da solo un contributo di mantenimento a favore del coniuge cosiddetto “debole”, che non gode invece della casa, in misura variabile, ovvero condizionato al fatto che l’onerato, pur non avendo diritto alla assegnazione dell’alloggio, permanga o meno in questa situazione di “vantaggio” di fatto.

 

Questa la massima della sentenza di merito (Tribunale di Como, sezione civile, 27 aprile 2016) che sembra avviare un nuovo orientamento in materia di separazione personale dei coniugi.

Il Giudice nella specie ha posto a carico del marito un contributo di mantenimento a favore della moglie pari ad € 500,00 mensili, che si ridurranno a € 250,00, sempre rivalutabili, a far tempo dal rilascio da parte del marito stesso della casa  familiare.

Vengono così compensati gli interessi di due coniugi in una situazione in cui, mancando figli minori o maggiorenni da tutelare, non poteva per giurisprudenza costante essere disposta l’assegnazione dell’immobile a favore del coniuge più debole come se integrasse una componente dell’assegno di mantenimento. Qui ad avere il godimento dell’immobile al momento della separazione è il marito (la moglie l’aveva rilasciata prima dell’udienza presidenziale), vale a dire il coniuge più abbiente, mentre la moglie deve sostenere spese per procurarsi un alloggio alternativo o farsi ospitare dai parenti.

Appare congruo – secondo la sentenza citata – che nel determinare il contributo economico al coniuge sfavorito ex art. 156 comma 2 c.c. il giudice della separazione non faccia solo riferimento allo squilibrio dei redditi delle parti ma consideri altresì le circostanze del caso concreto, sicché nel calcolo del suo ammontare va altresì computato il vantaggio di fatto del marito che potrebbe restare nella casa a tempo indefinito pur non avendo titolo all’assegnazione, potendo non avere interesse ad addivenire alla divisione del cespite (mediante vendita a terzi, acquisto della quota o divisione giudiziale), mentre l’altro potrebbe non avere la possibilità economica per definire il rapporto di comproprietà del bene.